La gaffe questa volta è stata dello staff della Casa Bianca che ha messo sul sito delle Nazioni Unite la bozza del discorso del presidente Usa con tanto di trascrizione fonetica delle parole considerate difficili. L'ultima volta chiamò gli australiani austriaci e l'Apec Opec
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New York, 26 set. (Adnkronos) - George Bush ancora una volta nell'occhio del ciclone per il suo ormai famoso cattivo rapporto con le parole. E con le pronunce, come quella del nome del suo nuovo amico francese Nicolas Sarkozy, evidentemente ostica per il presidente americano se nel testo del discorso da lui letto ieri all'Onu i suoi collaboratori hanno dovuto inserire i suggerimenti per la dizione (Sar-Ko-zee).
La gaffe in effetti questa volta non è stata del presidente statunitense ma del suo staff e di quello delle Nazioni Unite che, per una svista, hanno messo in rete nel sito dove è possibile scaricare i testi dei discorsi dal podio dell'Assemblea generale, la copia del discorso preparata dalla Casa Bianca per la lettura di Bush, con tanto di trascrizione fonetica delle parole considerate difficili. E a rischio papere. "C'è stato un errore, non so come una bozza del discorso e non la versione finale sia finita in rete", si è giustificata Dana Perino rispondendo ai giornalisti che sono stati veloci a scaricare il testo incriminato prima che la Casa Bianca riuscisse a ritirarlo dal sito. E poi la portavoce ha cercato di minimizzare, ricordando che "chiunque pronunci un discorso importante, o legga le notizie per esempio ai telegionali della sera, ha le indicazioni fonetiche di supporto".
Cosa forse vera, ma difficile da sostenere come difesa con un presidente che ha un curriculum fitto di gaffe e lapsus linguistici: per ricordare solo i più recenti, di qualche settimana fa, quando al summit dell'Apec in Australia, chiamò gli australiani austriaci e l'Apec Opec. Senza contare l'immancabile inflessione texana che gli fa, per esempio, sempre stravolgere la pronuncia di 'nuclear'.
Tornando al discorso di ieri, colpisce comunque la 'ratio' con cui i solerti speechwriter - di cui per inciso nel testo del discorso, che risulta essere la 20esima bozza, vengono riportati i nomi, con tanto di telefoni cellulari - hanno deciso di aiutare alcune pronunce. Ed altre no. Per esempio viene fornita la dizione di Harare (ha-rar-ray), di Cararcas (Kah-rah-kus) ma non di Pyongyang e Teheran, capitali di paesi canaglia che forse Bush si trova più spesso a pronunciare. Tra i paesi che hanno fatto passi avanti verso la democrazia, l'aiutino alla pronuncia è stato necessario, comprensibilmente, per il Kyrgyzstan (Keyr-geez-stan), ma anche per Mauritania (moor-eh-tain-ee-a), e non per Liberia, Marocco e Sierra Leone. Come non c'era alcuna indicazione per la pronuncia della leader birmana Aung Sang Suu Kuy, unico momento in effetti in cui ieri è inciampato nella pronuncia Bush.
FONTE adnkronos.com |